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Trasformatore

Principio, rapporto e usi

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Concetto chiave

Il trasformatore

Il trasformatore è un dispositivo elettrico basato sulla mutua induzione, cioè sull’accoppiamento magnetico tra due avvolgimenti sullo stesso nucleo ferromagnetico. Serve a modificare tensione e corrente in corrente alternata, mantenendo idealmente costante la potenza.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​
  • ✓Rapporto di trasformazione: dipende dal numero di spire dei due avvolgimenti.
  • ✓Elevatore: se N2>N1N_2>N_1N2​>N1​, la tensione aumenta e la corrente diminuisce.
  • ✓Riduttore: se N2<N1N_2<N_1N2​<N1​, la tensione diminuisce e la corrente aumenta.
  • ✓Potenza ideale: V1I1=V2I2V_1I_1=V_2I_2V1​I1​=V2​I2​, con perdite trascurabili.
  • ✓Trasporto energia: alta tensione, cioè corrente minore, riduce le perdite per effetto Joule.

Schema rapido del trasformatore

Formula/ProprietàSignificatoCondizioni/Note
Mutua induzioneIl flusso magnetico variabile nel primario induce una f.e.m. nel secondario.Serve corrente alternata; il nucleo è ferromagnetico.
V2V1=N2N1\displaystyle { \dfrac{V_2}{V_1}=\dfrac{N_2}{N_1} }V1​V2​​=N1​N2​​Il rapporto di trasformazione lega tensioni e numero di spire.Trasformatore ideale; V1V_1V1​ e V2V_2V2​ sono tensioni efficaci.
V1I1=V2I2V_1 I_1 = V_2 I_2V1​I1​=V2​I2​In un modello ideale la potenza si conserva.Si trascurano le perdite nel rame e nel ferro.
ElevatoreAumenta la tensione in uscita e riduce la corrente.N2>N1N_2>N_1N2​>N1​; utile nel trasporto dell’energia.
RiduttoreDiminuisce la tensione in uscita e aumenta la corrente.N2<N1N_2<N_1N2​<N1​; utile negli alimentatori.
Corrente continuaNon produce variazione di flusso sufficiente per l’induzione continua.Il trasformatore non funziona in regime stazionario di corrente continua.
Alta tensione di trasportoRiduce le perdite per effetto Joule nelle linee.Poiché Ppersa=RI2P_{\text{persa}}=RI^2Ppersa​=RI2, diminuire III è vantaggioso.

Come funziona un trasformatore

Il trasformatore, cioè il dispositivo che cambia il valore di una tensione alternata senza contatto elettrico diretto, nasce per trasferire energia in modo efficiente.

Si usa perché, in molte reti elettriche, conviene trasportare energia con una tensione alta e una corrente piccola.

In questo modo si riducono le perdite per effetto Joule, cioè il riscaldamento dei cavi dovuto alla resistenza.

PJ=RI2P_{J} = RI^2PJ​=RI2

Per esempio, se R=10 ΩR = 10\,\OmegaR=10Ω e I=2 AI = 2\,\text{A}I=2A, si ottiene PJ=40 WP_J = 40\,\text{W}PJ​=40W. Se invece la corrente diventa 1 A1\,\text{A}1A, la potenza dissipata scende a 10 W10\,\text{W}10W.

Il principio fisico è la mutua induzione, cioè la generazione di una tensione in un circuito quando il flusso magnetico variabile prodotto da un altro circuito lo attraversa.

E=−NdΦdt\mathcal{E} = -N\frac{d\Phi}{dt}E=−NdtdΦ​

Per esempio, se il flusso varia di 0,020 Wb0{,}020\,\text{Wb}0,020Wb in 0,10 s0{,}10\,\text{s}0,10s e il numero di spire è 200200200, si ottiene una f.e.m. di modulo 40 V40\,\text{V}40V.

Nel trasformatore si hanno due avvolgimenti, cioè due bobine di filo, avvolti sullo stesso nucleo ferromagnetico, cioè un materiale che guida bene il campo magnetico.

Il primario, cioè la bobina collegata al generatore, crea un campo magnetico variabile. Il secondario, cioè la bobina di uscita, riceve il flusso variabile e genera una tensione indotta.

[IMMAGINE: Schema di un trasformatore con nucleo ferromagnetico chiuso, bobina primaria a sinistra collegata a generatore alternato, bobina secondaria a destra collegata al carico, frecce del flusso magnetico nel nucleo e etichette V1, I1, N1, V2, I2, N2]

Il funzionamento richiede una corrente alternata, cioè una corrente che cambia verso e intensità nel tempo.

Con una corrente continua, cioè una corrente che mantiene costante il verso, il flusso magnetico non varia in modo apprezzabile dopo il transitorio iniziale.

Perciò la tensione indotta nel secondario diventa nulla o trascurabile.

E2=−N2dΦdt\mathcal{E}_2 = -N_2\frac{d\Phi}{dt}E2​=−N2​dtdΦ​

Per esempio, se il flusso nel nucleo resta costante, allora dΦdt=0\displaystyle { \frac{d\Phi}{dt} = 0 }dtdΦ​=0 e quindi E2=0\mathcal{E}_2 = 0E2​=0.


Rapporto di trasformazione

Il rapporto di trasformazione, cioè il confronto tra tensione di uscita e tensione di ingresso, misura di quanto il trasformatore modifica la tensione.

Si ottiene confrontando le tensioni con il numero di spire delle due bobine.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1} = \frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Per esempio, se N1=100N_1 = 100N1​=100 e N2=500N_2 = 500N2​=500, allora V2V1=5\displaystyle { \frac{V_2}{V_1} = 5 }V1​V2​​=5. Se V1=12 VV_1 = 12\,\text{V}V1​=12V, si ha V2=60 VV_2 = 60\,\text{V}V2​=60V.

Questa relazione deriva dal fatto che ogni spira intercetta la stessa variazione di flusso. Più spire si hanno, maggiore risulta la tensione totale indotta.

V2V1=E2E1=N2N1\frac{V_2}{V_1} = \frac{\mathcal{E}_2}{\mathcal{E}_1} = \frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=E1​E2​​=N1​N2​​

Per esempio, se un primario con N1=200N_1 = 200N1​=200 spire produce V1=20 VV_1 = 20\,\text{V}V1​=20V, un secondario con N2=800N_2 = 800N2​=800 spire produce V2=80 VV_2 = 80\,\text{V}V2​=80V.

  • se N2>N1N_2 > N_1N2​>N1​, la tensione aumenta.
  • se N2<N1N_2 < N_1N2​<N1​, la tensione diminuisce.
  • se N2=N1N_2 = N_1N2​=N1​, la tensione resta uguale.

La relazione è valida nel modello ideale, cioè quando si trascurano resistenza degli avvolgimenti e dispersioni di flusso.


Trasformatore elevatore e riduttore

Un trasformatore elevatore, cioè un trasformatore che aumenta la tensione, ha il secondario con più spire del primario.

N2>N1⇒V2>V1N_2 > N_1 \Rightarrow V_2 > V_1N2​>N1​⇒V2​>V1​

Per esempio, con N1=200N_1 = 200N1​=200 e N2=1000N_2 = 1000N2​=1000, si ha un fattore di trasformazione pari a 555. Se la tensione in ingresso è 100 V100\,\text{V}100V, quella in uscita diventa 500 V500\,\text{V}500V.

In questo caso la corrente diminuisce, perché la potenza ideale resta la stessa.

V1I1=V2I2V_1I_1 = V_2I_2V1​I1​=V2​I2​

Per esempio, se V1=100 VV_1 = 100\,\text{V}V1​=100V e I1=4 AI_1 = 4\,\text{A}I1​=4A, la potenza vale 400 W400\,\text{W}400W. Con V2=500 VV_2 = 500\,\text{V}V2​=500V, si ottiene I2=0,8 AI_2 = 0{,}8\,\text{A}I2​=0,8A.

Un trasformatore riduttore, cioè un trasformatore che diminuisce la tensione, ha il secondario con meno spire del primario.

N2<N1⇒V2<V1N_2 < N_1 \Rightarrow V_2 < V_1N2​<N1​⇒V2​<V1​

Per esempio, se N1=1000N_1 = 1000N1​=1000 e N2=200N_2 = 200N2​=200, allora il fattore è 0,20{,}20,2. Se si applicano 230 V230\,\text{V}230V, si ottengono 46 V46\,\text{V}46V.

In questo caso la corrente aumenta, utile quando serve alimentare un dispositivo a bassa tensione.

I2=I1V1V2I_2 = I_1\frac{V_1}{V_2}I2​=I1​V2​V1​​

Per esempio, se V1=230 VV_1 = 230\,\text{V}V1​=230V e I1=0,2 AI_1 = 0{,}2\,\text{A}I1​=0,2A, con V2=46 VV_2 = 46\,\text{V}V2​=46V si ha I2=1 AI_2 = 1\,\text{A}I2​=1A.


Perché si usano nelle reti elettriche

Nelle reti elettriche si vuole trasportare potenza su grandi distanze con perdite piccole.

La soluzione è aumentare la tensione vicino alla centrale e ridurla vicino agli utenti.

Se la potenza trasportata resta la stessa, una tensione più alta implica una corrente più piccola.

I=PVI = \frac{P}{V}I=VP​

Per esempio, per trasportare 10 kW10\,\text{kW}10kW con 100 V100\,\text{V}100V, la corrente è 100 A100\,\text{A}100A. Con 10 kV10\,\text{kV}10kV, la corrente scende a 1 A1\,\text{A}1A.

Poiché le perdite Joule dipendono da I2I^2I2, la riduzione della corrente abbatte fortemente le perdite.

PJ=RI2P_J = RI^2PJ​=RI2

Per esempio, se la resistenza della linea è 5 Ω5\,\Omega5Ω, con 100 A100\,\text{A}100A si disperdono 50 000 W50\,000\,\text{W}50000W. Con 1 A1\,\text{A}1A si disperde solo 5 W5\,\text{W}5W.

Per questo il trasformatore è decisivo nel sistema di distribuzione dell'energia elettrica.

Nel trasporto dell'energia si usano soprattutto trasformatori ideali o quasi ideali, cioè dispositivi con rendimento molto alto.

In un dispositivo reale, una piccola parte della potenza si perde in calore e in flussi dispersi.

η=PuscitaPingresso\eta = \frac{P_{\text{uscita}}}{P_{\text{ingresso}}}η=Pingresso​Puscita​​

Per esempio, se entrano 1000 W1000\,\text{W}1000W ed escono 950 W950\,\text{W}950W, il rendimento è 0,950{,}950,95 , cioè 95%95\%95%.


Formule e proprietà del trasformatore

Il trasformatore, cioè un dispositivo che trasferisce energia tra due circuiti tramite mutua induzione, si descrive con relazioni tra tensione, numero di spire e corrente.

La proprietà fondamentale è il rapporto di trasformazione, cioè il legame tra tensioni e spire dei due avvolgimenti.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Si indicano con V1V_1V1​ e V2V_2V2​ le tensioni efficaci, cioè le tensioni alternate misurate in volt, e con N1N_1N1​ e N2N_2N2​ il numero di spire, cioè le avvolgiture del primario e del secondario.

Le tensioni si misurano in VVV, mentre le spire non hanno unità di misura.

Esempio — Calcolo del rapporto di trasformazione

Si consideri un trasformatore con N1=200N_1=200N1​=200 e N2=1000N_2=1000N2​=1000.

V2V1=1000200=5\frac{V_2}{V_1}=\frac{1000}{200}=5V1​V2​​=2001000​=5

La tensione secondaria vale cinque volte la primaria. Se V1=24 VV_1=24\,\text{V}V1​=24V, allora V2=120 VV_2=120\,\text{V}V2​=120V.

Nel modello ideale si conserva la potenza, cioè l'energia trasferita per unità di tempo, tra primario e secondario.

V1I1=V2I2V_1 I_1=V_2 I_2V1​I1​=V2​I2​

Si indicano con I1I_1I1​ e I2I_2I2​ le correnti efficaci, cioè le correnti alternate misurate in ampere, mentre la potenza si misura in WWW.

Da questa relazione segue che, se la tensione aumenta, la corrente diminuisce in proporzione inversa.

Esempio — Conservazione della potenza nel trasformatore ideale

Si prenda V1=10 VV_1=10\,\text{V}V1​=10V, I1=2 AI_1=2\,\text{A}I1​=2A e V2=20 VV_2=20\,\text{V}V2​=20V.

10⋅2=20⋅I210\cdot 2=20\cdot I_210⋅2=20⋅I2​

Si ottiene I2=1 AI_2=1\,\text{A}I2​=1A. La potenza resta 20 W20\,\text{W}20W.

Il trasformatore elevatore, cioè quello con N2>N1N_2>N_1N2​>N1​, aumenta la tensione e riduce la corrente.

N2>N1  ⇒  V2>V1  e  I2<I1N_2>N_1 \;\Rightarrow\; V_2>V_1 \;\text{e}\; I_2<I_1N2​>N1​⇒V2​>V1​eI2​<I1​

Si usa, per esempio, nel trasporto dell'energia elettrica, perché una tensione alta rende minori le perdite per effetto Joule.

Esempio — Trasformatore elevatore

Si consideri un ingresso V1=230 VV_1=230\,\text{V}V1​=230V con N2=4N1N_2=4N_1N2​=4N1​.

V2230=4\frac{V_2}{230}=4230V2​​=4

Si ricava V2=920 VV_2=920\,\text{V}V2​=920V. A parità di potenza, la corrente secondaria risulta quattro volte minore.

Il trasformatore riduttore, cioè quello con N2<N1N_2<N_1N2​<N1​, riduce la tensione e aumenta la corrente.

N2<N1  ⇒  V2<V1  e  I2>I1N_2<N_1 \;\Rightarrow\; V_2<V_1 \;\text{e}\; I_2>I_1N2​<N1​⇒V2​<V1​eI2​>I1​

Si impiega quando serve una tensione più bassa, per esempio negli alimentatori e nei caricatori elettrici.

Esempio — Trasformatore riduttore

Si prenda N1=800N_1=800N1​=800 e N2=200N_2=200N2​=200.

V2V1=200800=14\frac{V_2}{V_1}=\frac{200}{800}=\frac14V1​V2​​=800200​=41​

Se V1=120 VV_1=120\,\text{V}V1​=120V, allora V2=30 VV_2=30\,\text{V}V2​=30V. La corrente secondaria aumenta di quattro volte rispetto alla primaria.

  • Nel trasformatore ideale si assume rendimento pari a 111.
  • Il funzionamento richiede corrente alternata, cioè una corrente che varia nel tempo e inverte verso periodicamente.
  • Con corrente continua, cioè corrente di verso costante, il flusso magnetico non varia e l'induzione non mantiene il trasferimento di energia.

Il trasformatore reale presenta perdite per effetto Joule, isteresi e correnti parassite, cioè correnti indotte nel nucleo che dissipano energia.

Ppersa=RI2P_{\text{persa}}=R I^2Ppersa​=RI2

Questa perdita si misura in WWW e cresce al crescere della corrente nei conduttori.


Esempi svolti

Esempio 1 — Determinare tensione e corrente secondarie

Un trasformatore ideale ha N1N_1N1​ = 500 spire, N2N_2N2​ = 1500 spire, V1V_1V1​ = 120 V e I1I_1I1​ = 2,0 A. Si determinino V2V_2V2​ e I2I_2I2​.

[IMMAGINE: Schema di un trasformatore con nucleo ferromagnetico, bobina primaria con N1 = 500 spire collegata a V1, bobina secondaria con N2 = 1500 spire collegata al carico, frecce per flusso magnetico nel nucleo]

Dati noti: N1=500N_1 = 500N1​=500 spire, N2=1500N_2 = 1500N2​=1500 spire, V1=120 VV_1 = 120\,\text{V}V1​=120V e I1=2,0 AI_1 = 2,0\,\text{A}I1​=2,0A. L'incognita è il valore di V2V_2V2​ e di I2I_2I2​.

Si usa il rapporto di trasformazione, cioè il legame tra il numero di spire e le tensioni ai capi degli avvolgimenti.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Si sostituiscono i dati: V2/120=1500/500V_2/120 = 1500/500V2​/120=1500/500.

V2120=3\frac{V_2}{120}=3120V2​​=3

Si ricava quindi V2=360 VV_2 = 360\,\text{V}V2​=360V.

Per la conservazione della potenza ideale, cioè V1I1=V2I2V_1I_1=V_2I_2V1​I1​=V2​I2​, si calcola I2I_2I2​.

V1I1=V2I2V_1I_1=V_2I_2V1​I1​=V2​I2​

Si sostituisce: 120⋅2,0=360⋅I2120\cdot 2,0 = 360\cdot I_2120⋅2,0=360⋅I2​.

I2=240360=0,67 AI_2=\frac{240}{360}=0{,}67\,\text{A}I2​=360240​=0,67A

Il trasformatore è elevatore, perché la tensione aumenta e la corrente diminuisce.

Errore comune: invertire il rapporto tra le spire e le tensioni.

Esempio 2 — Riconoscere trasformatore elevatore o riduttore

Un trasformatore ha N1N_1N1​ = 2000 spire e N2N_2N2​ = 500 spire. Sapendo che V1V_1V1​ = 230 V, si determini V2V_2V2​ e si stabilisca se il trasformatore è elevatore o riduttore.

[IMMAGINE: Disegno comparativo con bobina primaria più fitta di quella secondaria, nucleo ferromagnetico centrale, indicazione di V1 = 230 V in ingresso e V2 da calcolare in uscita]

Dati noti: N1=2000N_1 = 2000N1​=2000 spire, N2=500N_2 = 500N2​=500 spire, V1=230 VV_1 = 230\,\text{V}V1​=230V. L'incognita è V2V_2V2​.

Si applica il rapporto di trasformazione, cioè il confronto tra tensioni e numero di spire.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Si sostituisce: V2/230=500/2000V_2/230 = 500/2000V2​/230=500/2000.

V2230=14\frac{V_2}{230}=\frac{1}{4}230V2​​=41​

Si ottiene V2=57,5 VV_2 = 57{,}5\,\text{V}V2​=57,5V.

Poiché N2<N1N_2 < N_1N2​<N1​, il trasformatore è riduttore.

Errore comune: confondere un riduttore con un dispositivo che consuma meno potenza; in realtà varia la coppia tensione-corrente.

Esempio 3 — Calcolare la corrente primaria in un trasformatore elevatore

Un trasformatore ideale porta la tensione da 24V24 V24V a 240V240 V240V. Se la corrente secondaria è 0,50A0,50 A0,50A, si determini la corrente primaria.

[IMMAGINE: Schema con sorgente da 24 V collegata alla bobina primaria, bobina secondaria collegata a un carico, frecce che indicano aumento di tensione e diminuzione di corrente]

Dati noti: V1=24 VV_1 = 24\,\text{V}V1​=24V, V2=240 VV_2 = 240\,\text{V}V2​=240V, I2=0,50 AI_2 = 0,50\,\text{A}I2​=0,50A. L'incognita è I1I_1I1​.

Si usa la conservazione della potenza ideale, cioè la potenza in ingresso coincide con quella in uscita.

V1I1=V2I2V_1I_1=V_2I_2V1​I1​=V2​I2​

Si sostituisce: 24⋅I1=240⋅0,5024\cdot I_1 = 240\cdot 0{,}5024⋅I1​=240⋅0,50.

24I1=12024I_1=12024I1​=120

Si ricava I1=5,0 AI_1 = 5{,}0\,\text{A}I1​=5,0A.

Questo è un elevatore: la tensione aumenta e la corrente diminuisce di conseguenza.

Errore comune: trascurare che, in un trasformatore ideale, la potenza si conserva e non si sommano le tensioni.

Esempio 4 — Applicazione al trasporto dell'energia elettrica

Una linea di trasmissione deve portare una potenza di 1,0MW1,0 MW1,0MW su una distanza lunga. Si confronti la corrente in linea se si lavora a 10kV10 kV10kV e a 100kV100 kV100kV.

[IMMAGINE: Linea elettrica con generatore, trasformatore elevatore all'inizio della linea, cavi di trasmissione, trasformatore riduttore all'arrivo, indicazione delle due tensioni 10 kV e 100 kV]

Dati noti: P=1,0 MWP = 1,0\,\text{MW}P=1,0MW. Le incognite sono le correnti nelle due condizioni di tensione.

Si usa la relazione P=VIP = VIP=VI, cioè la potenza è il prodotto tra tensione e corrente.

I=PVI=\frac{P}{V}I=VP​

A 10 kV10\,\text{kV}10kV, si ha I=1,0×106/1,0×104=100 AI = 1{,}0\times 10^6 / 1{,}0\times 10^4 = 100\,\text{A}I=1,0×106/1,0×104=100A.

I=1,0×1061,0×105=10 AI=\frac{1{,}0\times 10^6}{1{,}0\times 10^5}=10\,\text{A}I=1,0×1051,0×106​=10A

A 100 kV100\,\text{kV}100kV, la corrente diventa 10A10 A10A. La corrente si riduce di un fattore 10.

Conclusione: si usano trasformatori elevatori nel trasporto dell'energia per ridurre le perdite per effetto Joule.

Errore comune: pensare che l'alta tensione serva ad aumentare la potenza trasmessa; in realtà serve a diminuire la corrente.


Errori comuni

✗

Pensare che il trasformatore funzioni con una connessione elettrica diretta tra primario e secondario.

✓

Il trasformatore funziona per mutua induzione, cioè per flusso magnetico variabile nel nucleo ferromagnetico.

I due avvolgimenti non si scambiano carica elettrica in modo diretto. Si accoppiano tramite il campo magnetico variabile generato dalla corrente alternata nel primario.

✗

Scambiare il rapporto di trasformazione e scrivere V1V2=N2N1\displaystyle { \frac{V_1}{V_2}=\frac{N_2}{N_1} }V2​V1​​=N1​N2​​.

✓

Il rapporto corretto è V2V1=N2N1\displaystyle { \frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1} }V1​V2​​=N1​N2​​, nel caso ideale.

L’errore nasce spesso dallo scambio tra ingresso e uscita. Conviene ricordare che la tensione cresce quando cresce il numero di spire del secondario.

✗

Dire che un trasformatore elevatore aumenta anche la potenza erogata.

✓

In un trasformatore ideale la potenza si conserva: V1I1=V2I2V_1 I_1 = V_2 I_2V1​I1​=V2​I2​. Se la tensione aumenta, la corrente diminuisce.

L’aumento di tensione non crea energia aggiuntiva. Il dispositivo cambia solo il modo in cui potenza e corrente si distribuiscono tra primario e secondario.

✗

Confondere trasformatore elevatore e riduttore guardando solo il lato di alimentazione.

✓

Il trasformatore elevatore ha N2>N1N_2 > N_1N2​>N1​ e quindi V2>V1V_2 > V_1V2​>V1​. Il riduttore ha N2<N1N_2 < N_1N2​<N1​ e quindi V2<V1V_2 < V_1V2​<V1​.

La distinzione dipende dal confronto tra numero di spire e tensione ai capi del secondario. Bisogna sempre indicare quale avvolgimento è primario e quale è secondario.

✗

Pensare che i trasformatori servano a ‘far arrivare più energia’ lungo le linee elettriche.

✓

Si usano per trasportare energia ad alta tensione e bassa corrente, così le perdite per effetto Joule diminuiscono.

Le perdite nelle linee dipendono da I2RI^2 RI2R. Riducendo la corrente, si riduce molto il calore dissipato nei cavi. Questo è il motivo principale dell’uso nelle reti elettriche.

✗

Affermare che un trasformatore funzioni in corrente continua.

✓

Un trasformatore non funziona in corrente continua, ma richiede corrente alternata o un flusso magnetico variabile.

Con corrente continua il flusso nel nucleo diventa costante dopo il transitorio. Senza variazione di flusso non si induce alcuna tensione nel secondario.


Domande frequenti

Un trasformatore funziona per mutua induzione, cioè per trasferimento di energia tra due avvolgimenti tramite un flusso magnetico variabile nel nucleo ferromagnetico.

Nel primario scorre una corrente alternata, cioè una corrente che varia nel tempo, e il campo magnetico variabile induce una tensione nel secondario.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Il rapporto di trasformazione è il numero che confronta la tensione secondaria con quella primaria e, in un trasformatore ideale, coincide con il rapporto tra i numeri di spire.

V2V1=N2N1\frac{V_2}{V_1}=\frac{N_2}{N_1}V1​V2​​=N1​N2​​

Il trasformatore elevatore aumenta la tensione, mentre il trasformatore riduttore la diminuisce.

Nell’elevatore si ha N2>N1N_2>N_1N2​>N1​, quindi V2>V1V_2>V_1V2​>V1​ e la corrente diminuisce.

Nel riduttore si ha N2<N1N_2<N_1N2​<N1​, quindi V2<V1V_2<V_1V2​<V1​ e la corrente aumenta.

V1I1=V2I2V_1 I_1 = V_2 I_2V1​I1​=V2​I2​

Si usano per trasportare energia ad alta tensione e corrente minore, così le perdite per effetto Joule risultano più piccole.

La perdita per riscaldamento nei cavi cresce con la resistenza e con il quadrato della corrente, quindi ridurre III è molto utile.

Pperdite=RI2P_{\text{perdite}} = R I^2Pperdite​=RI2

No, il trasformatore non funziona in corrente continua, cioè in una corrente costante nel tempo.

Serve un flusso magnetico variabile; con corrente continua, dopo il transitorio iniziale, la tensione indotta nel secondario diventa nulla.

E=−NdΦdt\mathcal{E} = -N\frac{d\Phi}{dt}E=−NdtdΦ​

Sì, nel modello ideale la potenza in ingresso e in uscita è la stessa, perché si trascurano le perdite.

V1I1=V2I2V_1 I_1 = V_2 I_2V1​I1​=V2​I2​

#Elettromagnetismo🎓 5º Scientifico🎓 5º Classico
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