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Dualismo onda-particella e de Broglie

Onda, particella e de Broglie

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Concetto chiave

Dualismo onda-particella e de Broglie

Il dualismo onda-particella è il principio secondo cui luce e materia mostrano, in esperimenti diversi, sia comportamento ondulatorio sia comportamento corpuscolare. L’ipotesi di de Broglie estende questa idea alla materia e associa a ogni particella una lunghezza d’onda.

λ=hp=hmv\lambda = \frac{h}{p} = \frac{h}{mv}λ=ph​=mvh​
  • ✓Luce: interferenza e diffrazione mostrano natura ondulatoria; effetto fotoelettrico mostra fotoni.
  • ✓Materia: anche elettroni, protoni e altre particelle hanno lunghezza d’onda di de Broglie.
  • ✓Calcolo: per un elettrone si usa \lambda = h/p; se il moto è non relativistico, \lambda = h/(mv).
  • ✓Verifica: la diffrazione degli elettroni, osservata da Davisson-Germer, conferma la natura ondulatoria della materia.
  • ✓Interpretazione: ∣ψ∣2|\psi|^2∣ψ∣2 rappresenta una densità di probabilità; il principio di complementarità di Bohr richiede descrizioni diverse secondo l’esperimento.

Schema rapido del dualismo onda-particella e di de Broglie

ConcettoFormulaSignificatoNote
Dualismo della luceE=hνE=h\nuE=hν, p=hλ\displaystyle { p=\frac{h}{\lambda} }p=λh​La luce manifesta comportamento ondulatorio e corpuscolare.Interferenza e diffrazione mostrano l’onda; effetto fotoelettrico mostra il fotone.
Ipotesi di de Broglieλ=hp=hmv\displaystyle { \lambda=\frac{h}{p}=\frac{h}{mv} }λ=ph​=mvh​Anche la materia possiede una natura ondulatoria.Valida per particelle libere; per oggetti l’onda è in pratica non osservabile.
Elettroneλ=hmv\displaystyle { \lambda=\frac{h}{mv} }λ=mvh​La lunghezza d’onda dipende dalla quantità di moto.A parità di vvv, una massa minore dà una λ\lambdaλ maggiore.
Protoneλ=hmv\displaystyle { \lambda=\frac{h}{mv} }λ=mvh​La massa maggiore riduce la lunghezza d’onda.La λ\lambdaλ è molto più piccola di quella dell’elettrone, a parità di velocità.
Oggetto macroscopicoλ=hmv\displaystyle { \lambda=\frac{h}{mv} }λ=mvh​La lunghezza d’onda diventa trascurabile.La natura ondulatoria non si osserva perché mvmvmv è enorme.
Diffrazione degli elettroniCondizione di interferenza costruttivaConferma sperimentale del comportamento ondulatorio della materia.Esperimento di Davisson-Germer; si osservano massimi di diffrazione su cristalli.
Interpretazione quantistica∣ψ∣2|\psi|^2∣ψ∣2∣ψ∣2|\psi|^2∣ψ∣2 rappresenta la densità di probabilità di trovare la particella.Non descrive una traiettoria deterministica, ma una distribuzione di probabilità.
Complementarità di BohrPrincipio di complementaritàLe proprietà ondulatorie e corpuscolari sono aspetti complementari.L’aspetto osservato dipende dall’esperimento eseguito.

Dualismo onda-particella e de Broglie

Il problema nasce perché la natura non si lascia descrivere bene con un solo modello. In certi esperimenti la luce si comporta come un'onda, cioè una distribuzione continua che interferisce e si diffonde. In altri, mostra scambi localizzati di energia, come se fosse fatta di pacchetti separati.

Si introduce allora il dualismo onda-particella, cioè l'idea che una stessa entità fisica possa mostrare proprietà ondulatorie e corpuscolari secondo l'esperimento osservato.

Questa idea è importante perché spiega fenomeni che la fisica classica non unificava. La luce produce figure di interferenza, ma nell'effetto fotoelettrico trasferisce energia in quantità discrete.

E=hνE = h\nuE=hν

Per esempio, se h=6,63×10−34 J sh = 6{,}63\times10^{-34}\,\text{J s}h=6,63×10−34J s e ν=5,0×1014 Hz\nu = 5{,}0\times10^{14}\,\text{Hz}ν=5,0×1014Hz, si ottiene E=3,3×10−19 JE = 3{,}3\times10^{-19}\,\text{J}E=3,3×10−19J.

Da qui si vede il primo passo: la luce non viene interpretata solo come onda elettromagnetica continua. Si descrive anche come fotone, cioè quanto di energia associato a una frequenza.


La luce come onda

La descrizione ondulatoria serve quando si osservano interferenza e diffrazione, cioè la sovrapposizione ordinata di onde e la deviazione attorno agli ostacoli.

L'immagine mentale è quella di onde sull'acqua. Due creste possono sommarsi, oppure una cresta può cancellare un cavo. Con la luce accade un fenomeno analogo.

Nel doppio esperimento di fenditura, la luce produce frange chiare e scure. Questo risultato è tipico delle onde, perché dipende dalla differenza di cammino tra i fronti d'onda.

Δ=mλ\Delta = m\lambdaΔ=mλ

Per esempio, se la differenza di cammino vale Δ=6,0×10−7 m\Delta = 6{,}0\times10^{-7}\,\text{m}Δ=6,0×10−7m e l'ordine è m=2m = 2m=2, allora la lunghezza d'onda è λ=3,0×10−7 m\lambda = 3{,}0\times10^{-7}\,\text{m}λ=3,0×10−7m.

La stessa logica vale per la diffrazione da una fenditura o da un reticolo. La deviazione è tanto più visibile quanto più la lunghezza d'onda è confrontabile con le dimensioni dell'apertura.

[IMMAGINE: Schema del doppio esperimento di fenditura con sorgente luminosa, due fenditure, schermo e frange chiare e scure etichettate. Indicare anche differenza di cammino Δ e lunghezza d'onda λ.]


La luce come particella

La descrizione corpuscolare, cioè basata su particelle, serve quando l'energia si scambia in pacchetti indivisibili. Il pacchetto della luce si chiama fotone, cioè un quanto di radiazione elettromagnetica.

L'effetto fotoelettrico mostra questo aspetto con molta forza. Un metallo emette elettroni solo se la frequenza della luce supera una soglia, anche quando l'intensità è grande.

E=hν−ϕE = h\nu - \phiE=hν−ϕ

Per esempio, se hν=4,0×10−19 Jh\nu = 4{,}0\times10^{-19}\,\text{J}hν=4,0×10−19J e la funzione lavoro vale ϕ=2,5×10−19 J\phi = 2{,}5\times10^{-19}\,\text{J}ϕ=2,5×10−19J, allora l'energia cinetica massima è 1,5×10−19 J1{,}5\times10^{-19}\,\text{J}1,5×10−19J.

Questo risultato non si spiega con una semplice onda continua. Si spiega invece se l'energia arriva in singoli fotoni, ciascuno con energia hνh\nuhν.


L'ipotesi di de Broglie

De Broglie parte da una simmetria concettuale. Se la luce, che era considerata un'onda, mostra anche aspetti particellari, allora la materia può mostrare aspetti ondulatori.

L'ipotesi di de Broglie, cioè l'estensione della natura ondulatoria anche alle particelle materiali, assegna a ogni corpo in moto una lunghezza d'onda associata al suo impulso.

La relazione fondamentale collega la lunghezza d'onda alla quantità di moto. Si tratta della formula centrale dell'argomento.

λ=hp=hmv\lambda = \frac{h}{p} = \frac{h}{mv}λ=ph​=mvh​

Per esempio, se un elettrone ha massa m=9,11×10−31 kgm = 9{,}11\times10^{-31}\,\text{kg}m=9,11×10−31kg e velocità v=2,0×106 m/sv = 2{,}0\times10^{6}\,\text{m/s}v=2,0×106m/s, allora p=1,82×10−24 kg m/sp = 1{,}82\times10^{-24}\,\text{kg m/s}p=1,82×10−24kg m/s e si ottiene λ≈3,65×10−10 m\lambda \approx 3{,}65\times10^{-10}\,\text{m}λ≈3,65×10−10m.

Il significato fisico è profondo. Un oggetto non è solo una pallina che avanza. Si associa anche un comportamento ondulatorio, anche se spesso troppo piccolo per essere osservato nei corpi grandi.

Per esempio, se una palla da calcio ha massa 0,43 kg0{,}43\,\text{kg}0,43kg e velocità 20 m/s20\,\text{m/s}20m/s, allora la sua lunghezza d'onda è circa 7,7×10−35 m7{,}7\times10^{-35}\,\text{m}7,7×10−35m.

Un valore così piccolo non è osservabile nei fenomeni quotidiani. Per questo la meccanica classica funziona bene per i corpi macroscopici.


Diffrazione degli elettroni

La verifica sperimentale più famosa è la diffrazione degli elettroni, cioè la deviazione ordinata di elettroni su un cristallo, osservata da Davisson e Germer.

Il cristallo agisce come un reticolo naturale. Gli elettroni arrivano e producono massimi e minimi, proprio come una radiazione ondulatoria.

Questo risultato dimostra che gli elettroni non sono solo particelle puntiformi. Possiedono anche una lunghezza d'onda associata, misurabile sperimentalmente.

2dsin⁡θ=nλ2d\sin\theta = n\lambda2dsinθ=nλ

Per esempio, se d=2,0×10−10 md = 2{,}0\times10^{-10}\,\text{m}d=2,0×10−10m, θ=30∘\theta = 30^\circθ=30∘ e n=1n = 1n=1, allora si trova λ=2,0×10−10 m\lambda = 2{,}0\times10^{-10}\,\text{m}λ=2,0×10−10m.

La coerenza tra questa lunghezza d'onda e quella prevista da de Broglie conferma l'ipotesi teorica.


Lunghezza d'onda di elettroni, protoni e oggetti macroscopici

Il confronto tra masse diverse mostra perché gli effetti quantistici si vedono più facilmente nelle particelle leggere. A parità di velocità, se la massa cresce, la lunghezza d'onda diminuisce.

Per un elettrone veloce, λ\lambdaλ può essere dell'ordine di 10−10 m10^{-10}\,\text{m}10−10m. Per un protone con la stessa velocità, la lunghezza d'onda è molto più piccola, perché la massa è circa 1836 volte maggiore.

λ=hmv\lambda = \frac{h}{mv}λ=mvh​

Per esempio, con un protone di massa 1,67×10−27 kg1{,}67\times10^{-27}\,\text{kg}1,67×10−27kg e velocità 2,0×106 m/s2{,}0\times10^{6}\,\text{m/s}2,0×106m/s, si ottiene λ≈2,0×10−13 m\lambda \approx 2{,}0\times10^{-13}\,\text{m}λ≈2,0×10−13m.

Per un oggetto macroscopico, la lunghezza d'onda diventa trascurabile. Si osserva quindi un comportamento classico, non quantistico.

Per esempio, un granello di sabbia di massa 10−6 kg10^{-6}\,\text{kg}10−6kg e velocità 1 m/s1\,\text{m/s}1m/s avrebbe una lunghezza d'onda intorno a 6,6×10−28 m6{,}6\times10^{-28}\,\text{m}6,6×10−28m.


Interpretazione probabilistica

La funzione d'onda, cioè ψ\psiψ, non rappresenta una traiettoria materiale come in meccanica classica. Rappresenta invece lo stato quantistico del sistema.

Il significato fisico osservabile è dato dal modulo quadro. Esso fornisce la densità di probabilità, cioè la probabilità di trovare la particella in una certa regione dello spazio.

∣ψ∣2=densitaˋ di probabilitaˋ|\psi|^2 = \text{densità di probabilità}∣ψ∣2=densitaˋ di probabilitaˋ

Per esempio, se in una regione si ha ∣ψ∣2=0,25|\psi|^2 = 0{,}25∣ψ∣2=0,25, allora la probabilità relativa in quella regione è del 25%25\%25%.

Questa interpretazione spiega perché, in quantistica, non si predice con certezza il punto esatto di arrivo. Si predice invece la distribuzione degli esiti possibili.

[IMMAGINE: Grafico con una curva di distribuzione di probabilità associata a |ψ|², asse orizzontale posizione x e asse verticale densità di probabilità. Evidenziare una regione con area colorata e etichetta 'probabilità di trovare la particella'.]


Principio di complementarità di Bohr

Bohr introduce il principio di complementarità, cioè l'idea che aspetti ondulatori e corpuscolari siano entrambi reali, ma non osservabili simultaneamente nello stesso esperimento.

La scelta dell'apparato sperimentale determina quale aspetto emerge. Se si misura un fenomeno di interferenza, si privilegia l'aspetto ondulatorio. Se si misura un urto localizzato, si evidenzia l'aspetto particellare.

Non si tratta di una contraddizione. Si tratta di due descrizioni complementari dello stesso oggetto fisico.

λ=hp\lambda = \frac{h}{p}λ=ph​

Per esempio, un elettrone con quantità di moto p=3,3×10−24 kg m/sp = 3{,}3\times10^{-24}\,\text{kg m/s}p=3,3×10−24kg m/s ha λ≈2,0×10−10 m\lambda \approx 2{,}0\times10^{-10}\,\text{m}λ≈2,0×10−10m. Un altro esperimento, con lo stesso elettrone ma apparato diverso, può mettere in evidenza il comportamento di particella.

In sintesi, la fisica quantistica non elimina l'immagine ondulatoria né quella corpuscolare. Le coordina, indicando quando ciascuna è necessaria.


Formule e proprietà del dualismo onda-particella

Il dualismo onda-particella, cioè la coesistenza di aspetti ondulatori e corpuscolari nella stessa entità fisica, si descrive con relazioni di legame tra energia, quantità di moto e lunghezza d'onda.

λ=hp\lambda = \frac{h}{p}λ=ph​

In questa formula λ\lambdaλ è la lunghezza d'onda, in m\text{m}m, hhh è la costante di Planck, in J\cdotps\text{J·s}J\cdotps, e ppp è la quantità di moto, in kg\cdotpm/s\text{kg·m/s}kg\cdotpm/s.

Questa relazione mostra che, a quantità di moto maggiore, corrisponde una lunghezza d'onda minore. Si osserva quindi che gli effetti ondulatori diventano meno evidenti per oggetti più rapidi o più massicci.

Esempio — Lunghezza d'onda di un elettrone con quantità di moto nota

Si consideri un elettrone con quantità di moto p=2,0×10−24 kg\cdotpm/sp = 2,0 \times 10^{-24}\ \text{kg·m/s}p=2,0×10−24 kg\cdotpm/s.

λ=6,63×10−342,0×10−24=3,3×10−10 m\lambda = \frac{6{,}63 \times 10^{-34}}{2{,}0 \times 10^{-24}} = 3{,}3 \times 10^{-10}\ \text{m}λ=2,0×10−246,63×10−34​=3,3×10−10 m

Si ottiene λ=3,3×10−10 m\lambda = 3,3 \times 10^{-10}\ \text{m}λ=3,3×10−10 m, cioè un valore dell'ordine delle distanze reticolari nei cristalli.


Se la particella è non relativistica, cioè se la velocità è molto minore di quella della luce, si usa la forma p=mvp = mvp=mv. Questa forma collega la lunghezza d'onda alla massa e alla velocità.

λ=hmv\lambda = \frac{h}{mv}λ=mvh​

Qui mmm è la massa, in kg\text{kg}kg, e vvv è la velocità, in m/s\text{m/s}m/s. La formula vale bene per elettroni e protoni non relativistici.


Esempi svolti

Esempio 1 — Lunghezza d’onda di de Broglie di un elettrone

Si calcoli la lunghezza d’onda di de Broglie di un elettrone con quantità di moto p=2,0×10−24 kg m/sp = 2,0\times10^{-24}\,\text{kg m/s}p=2,0×10−24kg m/s.

[IMMAGINE: Elettrone rappresentato come particella in moto lungo una linea, con onda associata disegnata accanto. Etichette: p, λ, h.]

Si conoscono la quantità di moto ppp e la costante di Planck hhh. Si cerca λ\lambdaλ. Il metodo consiste nell’usare la relazione di de Broglie.

La formula è λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​.

λ=6,63×10−342,0×10−24 m\lambda = \frac{6{,}63\times10^{-34}}{2{,}0\times10^{-24}}\,\text{m}λ=2,0×10−246,63×10−34​m

Si esegue il calcolo numerico. Si ottiene λ≈3,3×10−10 m\lambda \approx 3{,}3\times10^{-10}\,\text{m}λ≈3,3×10−10m.

Il valore è dell’ordine dei ångström, cioè della scala atomica.

Errore comune: usare la massa dell’elettrone al posto della quantità di moto.

Esempio 2 — Diffrazione degli elettroni nell’esperimento di Davisson-Germer

Si interpreti la diffrazione di un fascio di elettroni su un cristallo di nichel come prova della natura ondulatoria della materia.

[IMMAGINE: Schema dell’esperimento di Davisson-Germer: cannone elettronico, cristallo di nichel, fascio incidente, fascio diffratto, angolo di massimo, schermo di rivelazione.]

Si considerano un fascio di elettroni, un reticolo cristallino e un massimo di intensità osservato a un certo angolo. Si cerca il significato fisico del massimo.

La diffrazione, cioè la deviazione delle onde da un ostacolo o da una fenditura, è tipica dei fenomeni ondulatori.

Se gli elettroni producono un pattern di diffrazione, allora non si comportano solo come corpuscoli. Si comportano anche come onde.

d sin⁡θ=nλd\,\sin\theta = n\lambdadsinθ=nλ

Nel cristallo i piani atomici agiscono come un reticolo. Per un massimo di ordine n=1n=1n=1 e con d=2,15×10−10 md = 2{,}15\times10^{-10}\,\text{m}d=2,15×10−10m e θ=65∘\theta = 65^\circθ=65∘, si ottiene una lunghezza d’onda compatibile con quella prevista da de Broglie.

Conclusione: la diffrazione degli elettroni dimostra che la materia possiede un comportamento ondulatorio.

Errore comune: scambiare la diffrazione con una semplice riflessione geometrica.

Esempio 3 — Confronto tra elettrone, protone e oggetto macroscopico

Si confronti la lunghezza d’onda di de Broglie di tre corpi con la stessa quantità di moto p=1,0×10−24 kg m/sp = 1{,}0\times10^{-24}\,\text{kg m/s}p=1,0×10−24kg m/s.

[IMMAGINE: Tre frecce affiancate con etichette elettrone, protone, pallina da tennis. Sotto ogni freccia una sinusoide con ampiezza visibile molto grande per l’elettrone e quasi nulla per la pallina.]

Si usa la stessa quantità di moto per tutti i corpi. Cambia però l’interpretazione sperimentale, perché la misura della quantità di moto è collegata alla scala del sistema.

La formula resta λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​.

λ=6,63×10−341,0×10−24 m\lambda = \frac{6{,}63\times10^{-34}}{1{,}0\times10^{-24}}\,\text{m}λ=1,0×10−246,63×10−34​m

Si ottiene λ=6,63×10−10 m\lambda = 6{,}63\times10^{-10}\,\text{m}λ=6,63×10−10m. Il valore è identico per qualunque corpo con la stessa ppp.

Per un protone reale, a parità di velocità dell’elettrone, la quantità di moto è molto maggiore. Quindi la lunghezza d’onda risulta molto più piccola.

Per un oggetto macroscopico, la quantità di moto è enorme. La lunghezza d’onda diventa trascurabile.

Errore comune: pensare che solo gli elettroni abbiano onda associata.

Esempio 4 — Fotone, onda e complementarità

Si spieghi perché la luce mostra sia comportamento ondulatorio sia comportamento corpuscolare in due esperimenti diversi.

[IMMAGINE: Schema diviso in due parti: a sinistra doppia fenditura con frange di interferenza; a destra effetto fotoelettrico con fotoni che colpiscono una lamina metallica ed elettroni emessi.]

Si osservano frange di interferenza e diffrazione quando la luce attraversa fenditure o reticoli. Questo mostra il comportamento ondulatorio.

Si osserva invece l’effetto fotoelettrico quando la luce cede energia in pacchetti, cioè in fotoni. Questo mostra il comportamento corpuscolare.

E=hνE = h\nuE=hν

Per una luce con frequenza ν=5,0×1014 Hz\nu = 5{,}0\times10^{14}\,\text{Hz}ν=5,0×1014Hz, l’energia del fotone vale E=3,3×10−19 JE = 3{,}3\times10^{-19}\,\text{J}E=3,3×10−19J.

Il principio di complementarità, cioè l’idea che i due aspetti non si osservano nello stesso esperimento con la stessa evidenza, spiega la situazione.

Conclusione: la luce è onda e particella, a seconda dell’esperimento considerato.

Errore comune: credere che un oggetto quantistico debba essere solo una cosa alla volta.


Errori comuni sul dualismo onda-particella e de Broglie

✗

Dire che il dualismo onda-particella significa che un oggetto è sempre insieme onda e particella nello stesso senso classico.

✓

Il dualismo onda-particella indica che il comportamento dipende dall’esperimento: interferenza e diffrazione mostrano aspetti ondulatori, mentre fotoni ed effetto fotoelettrico mostrano aspetti corpuscolari.

L’errore nasce dal voler usare categorie classiche rigide. In meccanica quantistica, il modello corretto è complementare e dipende dal tipo di misura.

✗

Scrivere la formula di de Broglie come λ=hm\displaystyle { \lambda = \frac{h}{m} }λ=mh​ oppure λ=hmv2\displaystyle { \lambda = \frac{h}{mv^2} }λ=mv2h​.

✓

La formula corretta è λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​, cioè λ=hmv\displaystyle { \lambda = \frac{h}{mv} }λ=mvh​ nel caso non relativistico.

Si confonde spesso la quantità di moto con la massa o con l’energia cinetica. La lunghezza d’onda dipende dalla quantità di moto, non dalla massa da sola.

✗

Calcolare la lunghezza d’onda di un elettrone usando solo la massa, senza la velocità o la quantità di moto.

✓

Per un elettrone si calcola prima p=mvp = mvp=mv oppure, se noto, si usa direttamente ppp; poi si applica λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​.

L’errore avviene perché si dimentica che la formula richiede la quantità di moto. Senza velocità, oppure senza un dato equivalente, il calcolo non è possibile.

✗

Rispondere che la luce è solo un’onda, perché produce interferenza e diffrazione.

✓

La luce ha doppia natura: mostra comportamento ondulatorio in interferenza e diffrazione, ma anche comportamento corpuscolare nei fotoni e nell’effetto fotoelettrico.

Si sbaglia quando si considera un solo esperimento. La natura della luce si comprende solo mettendo insieme risultati diversi.

✗

Concludere che la diffrazione degli elettroni dimostra che l’elettrone è una piccola pallina che rimbalza sulle fenditure.

✓

La diffrazione degli elettroni dimostra che gli elettroni hanno proprietà ondulatorie e che la materia può essere descritta da una lunghezza d’onda associata.

La diffrazione non è compatibile con il solo modello corpuscolare classico. Il risultato sperimentale conferma l’ipotesi di de Broglie.

✗

Pensare che anche oggetti macroscopici, come una palla, abbiano una lunghezza d’onda facilmente osservabile.

✓

Per oggetti macroscopici la lunghezza d’onda di de Broglie è estremamente piccola e risulta in pratica inosservabile.

La massa grande rende la quantità di moto molto elevata. Di conseguenza, λ\lambdaλ diventa piccolissima e gli effetti ondulatori non emergono in modo apprezzabile.


Domande frequenti

Il dualismo onda-particella è il fatto che luce e materia mostrano insieme proprietà ondulatorie e corpuscolari, cioè da particella.

Per la luce, l’aspetto ondulatorio compare in interferenza e diffrazione. L’aspetto corpuscolare compare nei fotoni e nell’effetto fotoelettrico.

Il principio di complementarità, cioè l’idea che i due aspetti non si osservano nello stesso esperimento con la stessa evidenza, spiega questa doppia natura.

La formula di de Broglie è λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​, cioè la lunghezza d’onda associata a una particella è inversamente proporzionale alla sua quantità di moto.

λ=hp=hmv\lambda = \frac{h}{p} = \frac{h}{mv}λ=ph​=mvh​

Ad esempio, se h=6,63×10−34 J sh = 6{,}63\times10^{-34}\,\text{J s}h=6,63×10−34J s e p=3,0×10−24 kg m/sp = 3{,}0\times10^{-24}\,\text{kg m/s}p=3,0×10−24kg m/s, si ottiene λ≈2,2×10−10 m\lambda \approx 2{,}2\times10^{-10}\,\text{m}λ≈2,2×10−10m.

Si calcola con la relazione di de Broglie, cioè dividendo la costante di Planck per la quantità di moto dell’elettrone.

λ=hmv\lambda = \frac{h}{mv}λ=mvh​

Ad esempio, per un elettrone con massa m=9,11×10−31 kgm = 9{,}11\times10^{-31}\,\text{kg}m=9,11×10−31kg e velocità v=2,0×106 m/sv = 2{,}0\times10^{6}\,\text{m/s}v=2,0×106m/s, si ha λ≈3,6×10−10 m\lambda \approx 3{,}6\times10^{-10}\,\text{m}λ≈3,6×10−10m.

La lunghezza d’onda dipende dalla velocità. Se la velocità aumenta, la lunghezza d’onda diminuisce.

La luce è entrambe le cose, cioè un’onda e una particella, a seconda dell’esperimento considerato.

Si osserva il comportamento ondulatorio con interferenza e diffrazione. Si osserva il comportamento corpuscolare con l’effetto fotoelettrico e con i fotoni.

Non si tratta di una contraddizione. Il punto centrale è la complementarità, cioè la descrizione completa richiede due aspetti diversi ma coerenti.

La diffrazione degli elettroni dimostra che gli elettroni hanno natura ondulatoria, cioè si comportano anche come onde.

L’esperimento di Davisson-Germer mostra figure di diffrazione compatibili con una lunghezza d’onda di de Broglie.

λ=hp\lambda = \frac{h}{p}λ=ph​

Il risultato è decisivo perché conferma che la materia non è solo corpuscolare. Anche le particelle materiali possiedono proprietà ondulatorie.

La lunghezza d’onda di un oggetto macroscopico è trascurabile perché la sua quantità di moto è enorme, quindi λ=hp\displaystyle { \lambda = \frac{h}{p} }λ=ph​ diventa piccolissima.

Ad esempio, per un corpo di massa m=1 kgm = 1\,\text{kg}m=1kg che viaggia a v=1 m/sv = 1\,\text{m/s}v=1m/s, si ottiene una lunghezza d’onda dell’ordine di 10−34 m10^{-34}\,\text{m}10−34m.

Questo valore è troppo piccolo per produrre effetti ondulatori osservabili nella vita quotidiana.


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